Redazione
10 Giugno 2025
Investire in ricerca e sviluppo non è solo un’opportunità di crescita per le imprese, ma anche una delle vie più efficaci per ottenere un credito d’imposta significativo. Questa agevolazione è pensata per supportare le aziende italiane nei loro percorsi di innovazione, stimolando lo sviluppo tecnologico e scientifico.
Se stai cercando di capire come funziona il credito d’imposta per la ricerca e sviluppo, a chi si rivolge, quali spese puoi includere e come fare per ottenerlo, in questo articolo trovi tutte le risposte!
Il credito d’imposta per ricerca e sviluppo è un’agevolazione fiscale introdotta per incentivare gli investimenti in attività ad alto valore aggiunto, favorendo la crescita tecnologica del tessuto imprenditoriale italiano. Serve a recuperare parte delle spese sostenute per progetti che migliorano prodotti, servizi, processi o conoscenze, stimolando al contempo l’occupazione qualificata.
È quindi uno strumento strategico, pensato per le imprese che vogliono restare competitive nel medio-lungo periodo, investendo in innovazione.
Il credito è accessibile a tutte le imprese residenti in Italia, indipendentemente:
Rientrano anche le stabili organizzazioni di soggetti non residenti.
Sono escluse le imprese in stato di liquidazione volontaria, fallimento, liquidazione coatta amministrativa o soggette a sanzioni interdittive. Inoltre, per accedere al credito, è obbligatorio essere in regola con:
I criteri per la corretta classificazione delle attività ammissibili sono indicati dal decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 26 maggio 2020. Secondo la normativa, sono considerate ammissibili al credito le seguenti attività:
L’ammontare del credito d’imposta per ricerca e sviluppo cambia a seconda del periodo in cui vengono sostenute le spese. Tutti i costi devono però essere considerati al netto di eventuali contributi pubblici ricevuti.
Nel biennio 2024–2025, le imprese possono beneficiare delle seguenti aliquote:
Tutti i crediti maturati sono utilizzabili in compensazione, suddivisi in tre quote annuali di pari importo, a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in cui è stato effettuato l’investimento.
A partire dal 2026 e fino al 2031, resta invariata solo l’agevolazione per la ricerca e sviluppo:
Anche in questo caso, il credito va utilizzato in tre quote annuali, in compensazione tramite modello F24.
Le spese che possono essere incluse nel calcolo del credito sono dettagliate e suddivise in sei categorie principali.
Sono incluse le retribuzioni di ricercatori e tecnici coinvolti direttamente nei progetti. La spesa relativa viene maggiorata del 150% se l’impresa assume:
Comprendono:
Sono agevolabili nel limite del 30% delle spese di personale.
È possibile includere le spese per:
Se i contratti sono stipulati con università, enti pubblici di ricerca o start-up innovative italiane, l’importo è maggiorato del 150%. Ammissibili anche contratti con soggetti esteri, purché residenti in paesi UE, SEE o inseriti nella white list ministeriale.
Riguarda l’acquisto o la licenza d’uso di:
Sono agevolabili solo se acquistati da soggetti esterni al gruppo societario e il limite massimo è di 1 milione di euro.
Sono ammissibili se direttamente connessi alle attività di ricerca e sviluppo e se i consulenti risiedono in Italia o in uno Stato UE/SEE.
Il tetto massimo è il 20% delle spese di personale o dei contratti esterni.
Sono incluse anche le spese per materiali, prototipi e forniture impiegati nei progetti interni, entro il limite del 30% delle spese di personale o dei costi contrattuali esterni.
Per accedere al credito d’imposta per la ricerca e sviluppo, le imprese devono rispettare una serie di adempimenti formali. In primo luogo, è necessario trasmettere una comunicazione al Ministero dello Sviluppo Economico e farsi rilasciare una certificazione delle spese ammissibili da parte di un revisore legale. Per le aziende non soggette a revisione obbligatoria, il costo della certificazione può essere recuperato come credito d’imposta, fino a un massimo di 5.000 euro.
Un ulteriore passaggio fondamentale è la redazione di una relazione tecnica asseverata, che descriva in modo dettagliato finalità, contenuti e risultati dei progetti realizzati. Questo documento deve essere conservato per eventuali controlli e redatto da un responsabile interno o esterno, controfirmato dal legale rappresentante.
Con l’introduzione del Decreto-Legge n. 39 del 29 marzo 2024, sono stati aggiunti nuovi obblighi di comunicazione:
Hai in corso un’attività innovativa e vuoi sapere se puoi accedere al credito d’imposta per la ricerca e sviluppo? Oppure stai cercando un finanziamento per sostenere la tua impresa e vuoi capire quale sia la soluzione più conveniente?
Richiedi una consulenza gratuita con WeUnit.it: analizzeremo insieme i tuoi obiettivi e ti aiuteremo a scegliere tra credito d’imposta, agevolazioni pubbliche o finanziamenti su misura per la tua impresa.
Pubblicato da : Redazione
10 Giugno 2025